Come riassumere

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Le civiltà del Mar Mediterraneo

Attorno al 2000 a.C. lungo le coste bagnate dal Mar Mediterraneo sorsero città costruite da popoli che si  dedicavano principalmente alla navigazione, al commercio, all’artigianato.

I territori che abitavano, infatti, erano montuosi e aridi, poco adatti all’agricoltura.

Il mare, non più il fiume, rappresentò per loro una fonte di ricchezza.

Gli uomini:

-                 divennero pescatori per procurarsi i pesci per la loro alimentazione;

-                 divennero navigatori usando le acque per mettersi in contatto con altri popoli e scambiare prodotti.

-                 divennero costruttori di navi  sempre più grandi e veloci per trasportare passeggeri e merci.

 Le prime navi furono costruite dagli Egizi. Erano imbarcazioni con il fondo piatto, che non erano adatte alla navigazione in mare aperto.

 I Fenici furono i primi ad applicare allo scafo la chiglia, cioè una trave rinforzata che permetteva di costruire navi che raggiungevano una lunghezza di 30 metri, sulle quali potevano essere caricate grandi quantità di merci.

CHIGLIA: primo e principale pezzo dell’ossatura di una nave, dove sono incastrate tutte le coste da poppa a prua:chiglia

 

 

 

 

 

Il Mediterraneo è un “ mare chiuso” perché è circondato da terre.

È inoltre un mare ricco di isole, che offrono punti di approdo per le imbarcazioni.

Queste caratteristiche spinsero i popoli del Mediterraneo a intraprendere la strada della navigazione e del commercio.

Il Mediterraneo divenne un’importante via di comunicazione e così molti popoli diversi entrarono in contatto.

  I popoli del mare:      I   Cretesi   ( Civiltà Minoica )

                                           Gli  Achei     (  Civiltà Micenea)

                                            I   Fenici

                                            I   Greci

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“La Resistenza ha ridato dignità all’Italia”

8/9/2009 (10:36) – LE CELEBRAZIONI PER IL 66ESIMO ANNIVERSARIO DELLA DIFESA DI ROMA

Resistenza ha ridato dignità all’Italia

  
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano

Napolitano ricorda l’8 settembre

 

napolitano

 

 

ROMA
La guerra di Liberazione fu combattuta «per ridare dignità, indipendenza e libertà all’Italia». È quanto ha spiegato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a margine delle celebrazioni in memoria del 66esimo anniversario della difesa di Roma.

Il Capo dello Stato si è soffermato ad osservare una mostra organizzata dall’ufficio stampa del Comune di Roma e si è recato a piedi presso il vicino monumento in memoria degli 87mila militari italiani caduti nella guerra di Liberazione. Qui il Presidente ha omaggiato i caduti.

La Resistenza ha restituito i valori fondamentali della libertà e dell’indipendenza. È quanto tiene a sottolineare il presidente della Repubblica, al termine della cerimonia: «Siamo alla vigilia, io spero, dell’inizio dell’attività celebrativa del 150° anniversario dell’Unità d’Italia». E in tal senso, il capo dello Stato rimarca «la continuità tra le battaglie del Risorgimento e le altre che hanno garantito lo sviluppo dello Stato nazionale, unitario e democratico», fino appunto alla Resistenza celebrata oggi a Roma.

Alla cerimonia erano presenti tra gli altri il presidente della Corte costituzionale, Francesco Amirante, il vicepresidente della Camera Rocco Buttiglione, il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti e il sindaco della capitale Gianni Alemanno. Al fianco del Presidente Napolitano e del ministro La Russa anche il capo maggiore della Difesa Vincenzo Camporini.

 

(http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200909articoli/47103girata.asp)

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