Come riassumere

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Le civiltà del Mar Mediterraneo

Attorno al 2000 a.C. lungo le coste bagnate dal Mar Mediterraneo sorsero città costruite da popoli che si  dedicavano principalmente alla navigazione, al commercio, all’artigianato.

I territori che abitavano, infatti, erano montuosi e aridi, poco adatti all’agricoltura.

Il mare, non più il fiume, rappresentò per loro una fonte di ricchezza.

Gli uomini:

-                 divennero pescatori per procurarsi i pesci per la loro alimentazione;

-                 divennero navigatori usando le acque per mettersi in contatto con altri popoli e scambiare prodotti.

-                 divennero costruttori di navi  sempre più grandi e veloci per trasportare passeggeri e merci.

 Le prime navi furono costruite dagli Egizi. Erano imbarcazioni con il fondo piatto, che non erano adatte alla navigazione in mare aperto.

 I Fenici furono i primi ad applicare allo scafo la chiglia, cioè una trave rinforzata che permetteva di costruire navi che raggiungevano una lunghezza di 30 metri, sulle quali potevano essere caricate grandi quantità di merci.

CHIGLIA: primo e principale pezzo dell’ossatura di una nave, dove sono incastrate tutte le coste da poppa a prua:chiglia

 

 

 

 

 

Il Mediterraneo è un “ mare chiuso” perché è circondato da terre.

È inoltre un mare ricco di isole, che offrono punti di approdo per le imbarcazioni.

Queste caratteristiche spinsero i popoli del Mediterraneo a intraprendere la strada della navigazione e del commercio.

Il Mediterraneo divenne un’importante via di comunicazione e così molti popoli diversi entrarono in contatto.

  I popoli del mare:      I   Cretesi   ( Civiltà Minoica )

                                           Gli  Achei     (  Civiltà Micenea)

                                            I   Fenici

                                            I   Greci

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“La Resistenza ha ridato dignità all’Italia”

8/9/2009 (10:36) – LE CELEBRAZIONI PER IL 66ESIMO ANNIVERSARIO DELLA DIFESA DI ROMA

Resistenza ha ridato dignità all’Italia

  
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano

Napolitano ricorda l’8 settembre

 

napolitano

 

 

ROMA
La guerra di Liberazione fu combattuta «per ridare dignità, indipendenza e libertà all’Italia». È quanto ha spiegato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a margine delle celebrazioni in memoria del 66esimo anniversario della difesa di Roma.

Il Capo dello Stato si è soffermato ad osservare una mostra organizzata dall’ufficio stampa del Comune di Roma e si è recato a piedi presso il vicino monumento in memoria degli 87mila militari italiani caduti nella guerra di Liberazione. Qui il Presidente ha omaggiato i caduti.

La Resistenza ha restituito i valori fondamentali della libertà e dell’indipendenza. È quanto tiene a sottolineare il presidente della Repubblica, al termine della cerimonia: «Siamo alla vigilia, io spero, dell’inizio dell’attività celebrativa del 150° anniversario dell’Unità d’Italia». E in tal senso, il capo dello Stato rimarca «la continuità tra le battaglie del Risorgimento e le altre che hanno garantito lo sviluppo dello Stato nazionale, unitario e democratico», fino appunto alla Resistenza celebrata oggi a Roma.

Alla cerimonia erano presenti tra gli altri il presidente della Corte costituzionale, Francesco Amirante, il vicepresidente della Camera Rocco Buttiglione, il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti e il sindaco della capitale Gianni Alemanno. Al fianco del Presidente Napolitano e del ministro La Russa anche il capo maggiore della Difesa Vincenzo Camporini.

 

(http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200909articoli/47103girata.asp)

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BUONE VACANZE

 Ed eccoci pronti alle ferie,
come è passato il tempo che già
sono ritornate le vacanze.

BUONE VACANZE

 

Eppure il tempo corre per tutti,
per l’insegnante come per l’alunno,
per il datore di lavoro come l’operaio.
Oggi la mia città gira ancora come ieri
verso un’infaticabile meta dove non si
arriva mai a quello che realmente si cerca
dentro di noi.

Partirò anch’io domani, porterò con me
la mia anima, in un biglietto per quel treno
che parte da quel binario diretto in Sicilia.

Bella terra da esplorare,
riti di colori e suoni da inventare
quanto sole da bruciare,
sole che mi scalda il cuore,
forse il mondo è tondo non mi fermerò più,
ma tornerò di nuovo come ogni volta
nella mia casa, nella mia Verona.

Vi ricordo che la scuola aprirà lunedì 14 settembre 2009.

Per esercitarvi andate su

  http://www.oneworlditaliano.com/comprensione%20testo/il-fagiolo-magico.aspx

  http://www.lanostramatematica.splinder.com/post/21022311/Il+Segreto+Del+57+E+Altre+Magi

 

 

 

 

 

 

 

 

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PROGETTO LETTURA in

“Energia: Sinergicamente insieme”

                                                                   

http://www.youtube.com/watch?v=h8rNlNpiG7k

ll Progetto “Energia:Sinergicamente insieme” è nato con lo scopo di far conoscere agli alunni le risorse energetiche alternative al fine di ridurre drasticamente la quantità di emissione di CO2, causa principale dell’inquinamento dell’aria.

 

È stato articolato in due percorsi : “Jesce sole” ( ambito scientifico) e “Il sole nella poesia, nel mito e nella favola ” ( ambito linguistico).

  

Ecco la scheda descrittiva del Progetto: 

 

“IL SOLE NELLA POESIA, NEL MITO E NELLA FAVOLA”

4

 

 

I destinatari del Progetto sono stati gli alunni della IVC. lavoro di gruppo

Gli obiettivi specifici individuati sono stati:

  1. Saper lavorare in gruppo, tenendo conto delle esigenze altrui e collaborando attivamente.

  2. Leggere per “il piacere di leggere”: poesia, mito e favola.

  3. Produrre lavori artistici e immagini poetiche.  

 

 

                3                                                                     

Gli alunni sono stati chiamati ad operare in maniera operosa nelle attività proroposte.

 

   

Il    Sole  è stato l’oggetto culturale di studio. 

sol

 

 

I contenuti sono stati proposti in modo facilmente comprensibile agli alunni che si sono mostrati attivi, curiosi, partecipativi e creativi. Le attività prescelte hanno tenuto conto dell’importanza di interagire con gli alunni per stimolarli alla riflessione, alla ricerca, alla risoluzione dei problemi.

Grazie alla flessibilità delle nuove tecnologie, gli alunni hanno avuto modo di tornare sopra il prodotto, correggerlo, reimpostarlo, concentrandosi sugli aspetti co e di buona scrittura. Il percorso sperimentato ha consentito agli alunni di acquisire le competenze specifiche riguardo alle attività e alle tematiche trattate e la produzione cartelloni.

Sono state proprio le esperienze pratiche che hanno garantito una valutazione positiva dell’esperienza didattica anche per la ricaduta in classe.

Alla fine dell’anno scolastico, come già da diversi anni, sarà organizzata una mostra didattica in cui gli alunni potranno raccontare le proprie esperienze e mostrare i materiali prodotti riguardanti i Progetti: SeT, Lettura e Legalità.

  

 

 penna

IL    SOLE   NELLA   POESIA

La poesia è un componimento scritto in versi. Ce ne sono di tanti tipi . Ma tutte hanno lo scopo di EMOZIONARE e di lasciare una suggestione nei lettori.

Il poeta è un uomo che vive gioie e dolori, nutre sentimenti di gratitudine e di  fratellanza, come gli altri uomini,ma li esprime; non li nasconde.

 

Laudato si’, mi’ Signore

cum tucte le tue creature.

Spezialmente messer lo frate sole

lo qual’è iorno et illumini noi per lui.

Et ellu è bellu e radiante

cum grande splendore:

di te, Altissimo, è la tua immagine.

San Francesco d’Assisi

 frate sole

Il Sole è la stella più splendente, non ha certamente eguali: rappresenta l’immagine del Dio. 

Sii lodato o Signore per mezzo di tutte le tue creature. Specialmente messer frate sole, il quale è luce del giorno e tu ci illumini per mezzo suo. Esso è bello, raggiante con grande splendore: è la tua immagine o Altissimo.

La prima creatura ad essere lodata, in particolare, è il sole, chiamato messere, cioè sovrano. È il primo della grande famiglia che deriva da Dio.

 

  La lode al Signore coinvolge anche quella delle sue creature. Dio si manifesta nelle opere dell’universo. Le cose non sono lodate in sé e per sé, ma in quanto, essendo opera di Dio, sono mezzi che avvicinano l’uomo al suo Signore Dio.

 

 

L’amor che move il sole e le altre stelle

(Dante Alighieri Paradiso - XXXIII,145)dante

 

 

 

 

 

É l’ eros , l’ amore divino, che non solo fa girare il mondo ma che ha creato l’uomo e in esso si è incarnato.

 

 Il Sole è opera di Dio. L’uomo deve custodire ed  accrescere le meraviglie del suo Creatore.

 

 

 

 

“Ognuno sta solo sul cuor della terra

trafitto da un raggio di sole

 ed è subito sera”

 Salvatore Quasimodo

 QuasimodoGrande

Subito, in quel calore del sole che tocca ogni uomo; subito in quel breve e intenso raggio di sole, appare la sera.   

In questa breve poesia è presente il dolore e la solitudine dell’uom

Preferiamo, però, spiegare che in essa il raggio di sole che ci trafigge é la felicità che questa Vita regala. Magari sarà una vita fuggevole, breve, ma così intensa e preziosa che arriva la sera a custodirla nello scrigno dei tesori.  

 

 

 

Il Sole  e l’estate

Il Sole  delizioso risplende.

In un mare blu e azzurrodel

piroettano giocondi delfini

Ed io mi sento  felice

sulla spiaggia d’oro                                    

Giulia  Tancredi 

 

StorieStorieStorieStorie

 

Il Sole nel mito

Il mito è una storia che ha come scopo quello di spiegare i misteri del mondo, le sue origini; cerca di spiegare  perchè il Bene perchè il Male. In altre parole, cerca di dare  risposte alle domande fondamentali che l’uomo sin dalle origini si posto e continua a porsi.

Ogni popolo ha elaborato i suoi miti.

Gli alunni Carmine  e Valentina propongono due miti. Il primo mito, nato in Sud America, tenta di rispondere alla domanda PERCHÉ ESISTE IL GIORNO,  PERCHÉ  ESISTE LA NOTTE?”. Il secondo mito è nato in Africa,  tenta di rispondere alla domanda “PERCHÉ  IL SOLE E LA LUNA VIVONO IN CIELO?”  

 

SOLE E LUNA   

 Mito del Brasile (Sud America) 

Ulunana volta, tanto tempo fa, Sole se ne andò a cac­cia nella foresta e trovò due pappagalli così pic­coli che non sapevano neanche volare.

Le loro piume verdi erano talmente belle che il cacciatore decise di portarseli a casa e di rega­larne uno a Luna, il suo compagno e amico.

Ogni giorno Luna  e Sole davano da mangiare ai pappagallini e insegnavano loro una parola nuova, finché gli uccelli diventarono grandi, for­ti e capaci di parlare come una persona.

Un giorno, un pappagallo disse all’altro: «Sole e Luna mi fanno davvero pena. Tornano a casa stanchi e non hanno nessuno che pesti il mais per loro.»

Ed ecco, un attimo dopo i due pappagalli si erano trasformati in ragazze dai lunghi capelli neri: una preparava da mangiare e l’altra stava di guardia, per paura che arrivasse qualcuno e le vedesse in quel nuovo aspetto. Verso sera Luna e Sole tornarono dalla caccia, e mentre si avvicinavano a casa sentirono uno strano rumore: pum-pum, pum-pum…

Sole appoggiò l’orecchio a terra e disse: «Forse sono i passi di un animale che attraver­sa la foresta!»

Il rumore diventava sempre più forte, sempre più forte, e quando i due cacciatori furono quasi sulla porta di casa, Luna esclamò:

«Non è un animale! Sembra che qualcuno stia pestando il mais con forza, come se avesse una gran fretta.»

«Hai ragione» disse Sole «in casa dev’esserci qualcuno, andiamo a vedere.» Ma nel momento stesso in cui entrarono, il rumore cessò: la ca­panna era vuota, a parte i due pappagalli appol­laiati su un trespolo.

«Guarda!» disse Sole. «Per terra ci sono im­pronte di piedi, ma chi può averle lasciate?»

«E il mais è pronto» aggiunse Luna. «Chi lo avrà pestato? Qui ci sono solo i pappagalli, e, an­che se volessero, non sarebbero capaci di fare una cosa simile.»

Era proprio un mistero! Per quanto ci pensas­sero, Sole e Luna non riuscivano a trovare una soluzione.

Il giorno dopo fu lo stesso: prima sentirono il rumore, poi trovarono le impronte di passi e il mais pestato. E intorno, nessuno. Allora decisero che avrebbero fatto finta di andare a caccia e si sarebbero nascosti accanto alle due porte di casa. Così, appena il solito pum, pum si fosse fatto sentire, si sarebbero precipitati dentro per sorprendere i misteriosi visitatori.

E infatti, dopo un po’, ecco il rumore del ba­stone che batteva il mais, ecco voci e risate di ragazze! Sole e Luna entrarono di corsa, uno da una porta e uno dall’altra. In casa c’erano due bellis­sime ragazze dai capelli lucenti, che vedendosi scoperte abbassarono gli occhi.

«Ecco chi ci preparava da mangiare! » disse Sole, rivolto alla più graziosa. «Ma chi siete, e da dove venite?»

«Siamo i pappagalli, non l’hai ancora capito?» rispose la ragazza. «Ogni mattina ci trasformia­mo in esseri umani e pestiamo il vostro mais, vi­sto che non c’è una moglie a farlo per voi.»

«Una moglie? Che buona idea!» disse Luna. «Non vi piacerebbe sposarci?»

Così Sole e Luna si sposarono con le ragazze-uccello, e siccome la casa era troppo piccola per tutti e quattro, decisero che Sole e sua moglie l’avrebbero usata di notte, mentre gli altri due ci avrebbero vissuto durante il giorno.

Ed è per questo che non li si vede mai insie­me: perché quando uno se ne sta a casa l’altro va in giro.

 

 

PERCHÉ  IL SOLE E LA LUNA VIVONO IN CIELO     

Mito della Nigeria (Africa) 

 Molto e molto tempo fa, il Sole e l’Acqua erano amici e vivevano tutti e due sulla Terra.

Il Sole andava a trovare l’Acqua quasi ogni giorno, ma, per quanto lui la pregasse, lei non ri­cambiava mai la visita.

Così il Sole le chiese:

«Perché non vieni mai a trovarmi, sorella mia?»

E l’Acqua:

«Se mi vuoi come ospite devi ingrandire la tua casa, perché ovunque io vada i miei parenti ven­gono con me: e sono molti, moltissimi! La capan­na dove vivi non potrebbe mai contenerci tutti.»

Il Sole decise subito di costruirsi una casa im­mensa e si mise al lavoro insieme a sua moglie, la Luna.

Appena ebbero finito, il Sole corse dall’Acqua e la invitò per il giorno dopo. E che portasse an­che la sua famiglia: c’era posto per tutti.

Quando l’Acqua arrivò, prima di varcare la soglia chiamò il padrone di casa:

«Eccoci, siamo arrivati! Sei sicuro che ci sta­remo tutti?»

«Ma certo» disse il Sole. «Hai mai visto una casa più grande di questa?»

Così l’Acqua cominciò a entrare: acqua di fiu­me e acqua di lago, acqua di mare e di torrente, di palude e di stagno… Acqua e ancora acqua, piena di pesci, di ranocchie, di squali; di cocco­drilli, di tartarughe, di ippopotami e di tutti gli animali che nuotano e sguazzano.

Dopo un po’ il Sole e la Luna si ritrovarono a bagno sino alle ginocchia e l’Acqua disse:

«Forse siamo in troppi, sarà meglio andar via.»

«Ma no» dissero Sole e Luna, che ci tenevano ad essere gentili «c’è ancora posto, entrate pure.»

L’Acqua continuò a riversarsi nella casa e in poco tempo fu abbastanza alta da arrivare al sof­fitto.

«I cugini e gli zii sono rimasti fuori della por­ta» disse l’Acqua al Sole e alla Luna, che nel frattempo si erano arrampicati sul tetto per non affogare. «Possono entrare anche loro?»

Il Sole e la Luna si scambiarono un’occhiata: dire di no sarebbe stato davvero troppo scortese. Così l’Acqua riempì la loro grande casa, ed

era tanta, tanta e poi tanta che alla fine copri il tetto e inghiotti la terra   tutt’intorno.

 Al Sole e alla Luna non restò che rifugiarsi in cielo, dove vivono ancora oggi. Nessuno dei due, infatti, ha voglia di bagnarsi i piedi.

 libro

Il    SOLE   NELLA     FAVOLE

La favola è un componimento letterario breve, narrativo che fornisce un insegnamento di carattere moraloe . I protagonisti delle favole sono in genere  animali dalle sembianze umane che rappresentano  vizi e le vitruù degli uomini

 

Anche nelle favole si fa ricorso alla figura del Sole, in cui però esso appare come un personaggio a tutti gli effetti ; fra gli esempi più noti vi sono, oltre a quelle di Fedro

( scrittore greco nato intorno al 15 a. C.) le favole scritte da Jean de la Fontaine, uno scrittore francese del 1600.

Ciro Scolese

IL    SOLE   E   LE   RANE

le raneSi celebravano, in piena estate, le nozze del sole.

il  sole  e le raneluca

Tutti gli animali ne erano lieti, e anche le ranocchie si davano alla pazza gioia. Ma una di esse saltò su : “Perché tutta questa allegria, o sciocche? Se, una volta sposato, il sole metterà al mondo un figlio come lui, che cosa mai non ci toccherà patire, dato che ora, da solo, riesce già a farci seccare tutti   i pantani?

Insegnamento : Ci sono molti uomini con poco sale in zucca che festeggiano avvenimenti per cui non ci sarebbe proprio ragione di rallegrarsi.

 

 Il Sole e il Ventovento

 

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In autunno si sa che pazzo è il tempo, ora piove, ora è bello, or splende il sole, or distende la bella Iride il lembo del suo vestito, avviso a chi viaggia di portarsi per strada un buon mantello. Balzana nominarono gli antichi una stagione siffatta, in cui mai troppe le previdenze son del pellegrino.

Un di questi era uscito un giorno appunto ben riparato contro ogni incostanza della stagione, in un doppio mantello di buona stoffa, allor che disse il Vento al Sole: – Ecco, costui, per quel ch’io vengo, ha provvisto assai ben contro gli eventi, ma non pensò ch’io so gonfiar le guance e con tanto soffiar impeto e forza, che strappo anche i bottoni; o vuoi ch’io provi a togliergli di dosso e con un colpo al diavolo mandar quel suo mantello? Vuoi vedere? così potremo un poco al bel volo godercela fra noi -.

Senza tante parole a lui rispose il Sole: – Anzi fra noi facciam scommessa a chi prima saprà scoprir le spalle del galantuomo. A te, comincia primo, ch’io mi lascio soffiar anche sul viso -.

Bastò il dirlo che il vento in un momento tien la scommessa e si riempie e si rigonfia, come un pallone, di nebbie e di vapori, e soffia e fischia e fischietta e tempesta, innanzi polveroso va superbo, e comignoli schianta e manda a picco più di una nave in mar per il capriccio d’un ferraiol, ahimè! Presto sul corpo il suo mantello si strinse il viandante, sì che il vento non entri. Invano s’insinua questo dentro le pieghe e sotto il bavero, perché l’uomo prudente ancor più stretto attagliasi il panno al dosso, e fu tempo perduto. Trascorso il tempo suo, cedette il Vento il gioco al Sol, che disperde in un tratto le nebbie e mostra il suo faccione lucente, e tanto scalda al galantuom la schiena, che sudato alla fin questi si tolse il mantello. Fu potente il Sole, facendo in breve tempo ciò che doveva.

Insegnamento : la dolcezza vince ogni furore.

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La festa della mamma

                                          Auguri      Mamma

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Per la festa della mamma abbiamo creato una pagina  dove troverete:  un biglietto di auguri realizzato dall’insegnante Gaio Rosanna , una poesia ” Grazie mamma ” che hanno recitato gli alunni per il giorno della festa mamma, infine la storia della festa della mamma .

 

 

 

Grazie mamma

perché mi hai dato
la tenerezza delle tue carezze,
il bacio della buona notte,
il tuo sorriso premuroso,
la dolce tua mano che mi dà sicurezza.
Hai asciugato in segreto le mie lacrime,
hai incoraggiato i miei passi,
hai corretto i miei errori,
hai protetto il mio cammino,
hai educato il mio spirito,
con saggezza e con amore
mi hai introdotto alla vita.
E mentre vegliavi con cura su di me
trovavi il tempo
per i mille lavori di casa.
Tu non hai mai pensato
di chiedere un grazie.
Grazie mamma.
~ Judith Bond ~

 

Storia della festa della mamma

La festa della mamma fu istituita nel 1914 negli stati Uniti su proposta di  Anna M. Jarvis.

Anna era molto legata alla madre, un’insegnante della Andrews Methodist Church di Grafton,nel West Virginia.
Dopo la morte della madre, Anna si impegnò inviando lettere a ministri e membri del congresso affinché venisse celebrata una festa nazionale dedicata a tutte le mamme. Questa festa doveva rappresentare un segno d’affetto di tutti nei confronti della propria madre mentre questa era ancora viva.

Grazie alla sua tenacia e determinazione, la prima festa della mamma fu celebrata a Grafton e l’anno dopo a Filadelfia: era il 10 maggio 1908.
Anna Jarvis scelse come simbolo di questa festa il garofano, fiore preferito dalla madre: rosso per le mamme in vita, bianco per le mamme scomparse.

Nel 1914 il presidente Wilson annunciò la delibera del Congresso per festeggiare questa festa la seconda domenica di maggio, come espressione pubblica di amore e gratitudine per le madri del Paese.
Da quell’anno fu istituito il “Mother’s Day”.
Oltre agli Stati Uniti questa data è stata adottata da Danimarca, Finlandia, Turchia, Australia e Belgio. In Norvegia viene celebrata la seconda domenica di febbraio , in Argentina la seconda di ottobre ; in Francia la festa della mamma cade l’ultima domenica di maggio ed è celebrata come compleanno della famiglia.
In Italia la Festa della mamma si festeggia la seconda domenica di maggio, come negli Stati Uniti.

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Ed ecco che viene fuori il fascismo

fasio1Il dopoguerra si caratterizza per la grande confusione sociale. La classe operaia rivendica diritti; borghesi, militari e agrari puntano su “ordine e disciplina”. Ed ecco che viene fuori il fascismo.
del prof . Ciro Raia

Passato l’entusiasmo provocato dalla guerra; superati i lutti delle perdite in uomini e sostanze; sopravvissuta alla tremenda epidemia della “spagnola”, la febbre che miete decine di migliaia di vittime tra il 1919 ed il 1920, l’Italia si accorge, con amarezza e delusione, di essere un paese povero e in ginocchio.

Le industrie belliche non prosperano più e gli operai sono licenziati. In altri opifici, invece, il licenziamento tocca solo alle donne: devono far posto agli uomini tornati dalla guerra. I contadini, invece, non avendo avuto assegnate le terre loro promesse, devono tornare a lavorare per gli antichi padroni. I negozianti offrono inutilmente le loro merci: la miseria non consente nemmeno l’acquisto di generi di prima necessità. Un chilo di pane costa 2 lire! Per vivere dignitosamente, una famiglia ha bisogno di spendere 180 lire al mese; ma il guadagno medio a famiglia è di solo 120 lire al mese. Come fare?

L’unica forma di protesta possibile da opporre ad una situazione simile, sembra lo sciopero. Così si decide di fermare i trasporti e le poste, di occupare le fabbriche, i cantieri navali, le officine metallurgiche. L’Italia è, così, attraversata da una ventata rivoluzionaria soffiata dal movimento operaio. Arrivano anche alcune conquiste come l’aumento della paga, del 10-12%, ai metallurgici o il pagamento delle giornate di occupazione delle fabbriche; ma questi pochi miglioramenti riconosciuti agli operai inducono gli industriali e la borghesia a guardare con sempre maggiore favore al movimento fascista, che con veemenza comincia ad opporsi alle azioni di protesta della classe operaia (nella foto un gruppo di picchiatori fascisti).

Il primo ministro in carica, Francesco Saverio Nitti, non riesce a raddrizzare le sorti del paese. Nella confusione più totale egli ha ottenuto solo l’approvazione di una legge, che cambia il sistema elettorale dall’uninominale al proporzionale. Le dimissioni di Nitti sono, perciò, inevitabili. A succedergli è chiamato di nuovo Giolitti, che costituisce il suo quinto ministero. A comporlo sono chiamati eminenti rappresentanti di tutti i partiti costituzionali, tra cui il conte Carlo Sforza agli Esteri, il filosofo Benedetto Croce alla Pubblica Istruzione ed Ivanoe Bonomi al Ministero della Guerra.
Il nuovo governo Giolitti, che fa approvare subito l’abolizione del prezzo politico del pane, dura in carica circa un anno, dal giugno 1920 al luglio del 1921. Un tempo breve in cui si assiste a delle svolte epocali: la FIAT annuncia il licenziamento di 1.500 operai e la riduzione dell’orario settimanale di lavoro; alcuni stabilimenti, occupati dai licenziati, sono immediatamente chiusi; a Livorno (gennaio 1921) nasce il Partito Comunista d’Italia. A volere la nuova formazione sono Antonio Gramsci, Umberto Terracini ed Amadeo Bordiga, che, nel corso del XVII congresso del Partito Socialista, si staccano dall’ala riformista socialista di Filippo Turati e Giacinto Menotti Serrati.

Il movimento fascista, intanto, diventa sempre più massiccio, pericoloso e violento; cominciano, infatti, a non contarsi più le aggressioni ai danni degli operai e di quanti non condividono le idee dei seguaci di Mussolini, siano essi anche donne, anziani o preti. A questo punto, perciò, Giolitti ritiene che la composizione politica della Camera non rispecchia il vero volto del paese. È necessario –secondo il capo del governo- andare alle urne; non senza aver favorito, però, un’alleanza tra i liberali ed i fascisti, utile, nelle intenzioni del primo ministro, a ridimensionare i partiti della sinistra.

Le nuove elezioni si tengono il 15 maggio 1921. I liberali conquistano 265 seggi, i popolari 108, i socialisti 123, i comunisti 15. Ma bisogna contare anche i seggi della destra: 35 al movimento di Mussolini e 10 ai nazionalisti.
Il paese è, a questo punto, ingovernabile. Lo squadrismo viene legittimato; gli accordi di lavoro ed i miglioramenti conquistati dagli operai vengono ignorati; militari, agrari e borghesi sentono di poter alzare la voce. Il fascismo si trasforma da movimento a partito. Nel mese di ottobre 1921 nasce il Partito Nazionale Fascista, con oltre 200.000 iscritti.

Giolitti si dimette. Al suo posto è chiamato il social-riformista Ivanoe Bonomi. Ora il tempo dello statista piemontese è definitivamente tramontato. Anzi, a seppellire la sua era, concorre anche la nascita dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, voluta dal francescano Agostino Gemelli e nata per “elaborare una cultura cattolica da contrapporre a quella laica: formare dei soldati di un’Idea per il trionfo del regno di Cristo”.
Autore: prof. Ciro Raia

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I paesagggi : Le pianure e l’origine della collina

I paesaggi

pianure1  
Le pianure italiane occupano solo 1/4 della superficie totale: tali non possono essere considerate le conche appenniniche dell’Italia centrale, le strisce costiere dei golfi del Mar Tirreno, le maremme, o le foci pianeggianti dei fiumi appenninici lungo l’Adriatico.

Origine delle pianure italiane

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Buona Pasqua

 Ciro racconta le vacanze di Pasqua a Sorrento

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Il giorno di PASQUA dopo aver fatto colazione siamo andati in chiesa ad ascoltare la S. Messa. Dopo abbiamo pranzato al ristorante :”Da Filippo”. Il giorno di Pasquetta siamo andati in giro a piedi per Sorrento. C’erano turisti: svedesi,inglesi,giapponesi e qualche tedesco. Poi abbiamo preso un trenino abbiamo visitato tutta Sorrento.

Infine, lunedì sera ci siamo messi in macchina e siamo tornati a casa. Eravamo tutti stanchi ma felici. Per me è stata una Pasqua indimenticabile.

 

                                                 
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Sono partito sabato e sono rientrato lunedì sera. Ho trascorso tre giorni meravigliosi.
  

 

 

 

 

 
 
 
  Miriam suggerisce per Pasqua : Arrosto di manzo  marinato
arrostomanzao1Ingredienti :
arrosto di manzo da kg.1,5 legato-1cipolla-timo-rosmarino-pepe-olio-4cucchiai aceto aromatico-sale
Istruzioni :
Incidere con un coltello la carne e inserire gli spicchi d’aglio. Pelare e tritare una cipolla, in una terrina mettere l’olio, l’aceto, pepe, timo, rosmarino e la cipolla tritata. Foderare una teglia con un foglio di alluminio mettere sopra l’arrosto e il trito di erbe aromatiche. Chiuderlo molto bene e metterlo in frigo 10 ore a marinare. Scaldare il forno a 250° infornare l’arrosto e cuocerlo per una decina di minuti. Togliere il foglio di alluminio sistemare tutti gli ingredienti nella teglia, abbassare la temperatura a 200° e cuocerlo per 40-45 minuti.
Tempo di preparazione : 60 min

 

  

Valentina racconta il  giorno della sua Pasquetta . 

Il giorno di Pasquetta sono andata con la mia famiglia in campagna dove abita mia zia Cesarina il marito e la figlia. Poi sono venuti altri miei zii e cugini, abbiamo mangiato: la minestra di verdure, la pasta al forno, le salsicce, la carne arrostita con le melanzane sotto olio. Poi abbiamo giocato con mio zio Antonio a bocce, a nascondino, acchiapparello e al lupo mangia frutta. Io e mio cugino Maurizio abbiamo giocato a chi correva più velocemente. Vincevo sempre io. Ė venuto un bambino di nome Simone e abbiamo giocato alla corsa, anche con lui vincevo sempre io. Dopo la macedonia di frutta abbiamo ripreso a giocare.   Alla fine della giornata , sono tornata a casa stanca, ma felice perché è stato il giorno più bello che abbia mai vissuto.

  

AUGURI DAGLI 

ALUNNI DELLA IV C                          

coniglioNei miei sogni ho immaginato

un grande uovo colorato.

 Per chi era? Per la gente

 dall’ oriente all’ occidente

 pieno pieno di sorprese

 destinate ad ogni paese.

 C’era dentro la saggezza

  e poi tanta tenerezza

 l’ altruismo, la bontà,

 gioia in gran quantità.

 Tanta pace, tanto amore

 da riempire ogni cuore.

 Dall’uovo  di Pasquauovo_pasqua_52

Dall’uovo di Pasqua

è uscito un pulcino

 di gesso arancio

 col becco turchino.

 Ha detto “vado”

 mi metto in viaggio

 e porto a tutti un grande messaggio!

 E volteggiando di qua e di là

  attraversando

 paesi e città

 ha scritto sui muri,

 nel cielo e per terra :

 “Viva la pace

 abbasso la guerra”.    

 

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Storia dell’Egitto

ambiente geografico

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papiro

Lavori realizzati da Ciro e Giovanni

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Carmine decrive le case degli egiziani

casa

 

 
 

 LA MUMMIFICAZIONE

I vasi canopi contenevano i visceri asportati dalle cavità del corpo durante la mummificazione. Venivano messi ella camera sepolcrale della tomba accanto al sarcofago .

 

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